Recentemente il filosofo Umberto Galimberti in una conferenza ha illustrato, con la sua proverbiale chiarezza, i motivi per i quali, secondo lui, in Italia oggi non sarebbe possibile lo scoppio di una rivoluzione. Questi motivi sarebbero rappresentati dal fatto che, al contrario di quanto accadeva per esempio nel ‘68, oggi “servo” e “signore” si trovano esattamente dalla stessa parte, non vi è più, insomma, una “contrapposizione di due volontà”. E sopra di loro, sopra queste volontà congiunte, abbiamo il dominio incontrastatato di una entità anonima e intangibile: il cosiddetto Mercato.
Si tratta di una entità alla quale è molto difficile attribuire un volto, la cui ripartizione delle funzioni al suo interno rende difficilmente individuabili delle posizioni preminenti dal punto di vista decisionale e, quindi, di “responsabilità”. (Il breve video è disponibile qui).
Giorni addietro in un commento al mio corto “Italia, 1984?” un giovane ha scritto (per difendere l'operato di Silvio Berlusconi) che è proprio il nostro Premier il primo a rischiare economicamente in questi tempi di crisi e recessione e, pertanto, inevitabilmente, quello più interessato a portarci fuori dall’attuale situazione negativa.
Al mio rappresentargli che non potevo proprio ritenere il primo a rischiare Silvio Berlusconi quanto, piuttosto, le centinaia di migliaia di persone che hanno perso (e stanno perdendo) il posto di lavoro, quel giovane mi rispose che egli stesso aveva perso il lavoro da pochi giorni proprio a causa della crisi economica...
Ecco, quindi, come materializzata davanti agli occhi quella saldatura “servo-signore” di cui parlava Galimberti.
Una saldatura che comunque, a mio parere, nel nostro paese (oltre alle cause generali che l’ha prodotta in quasi tutti i paesi occidentali capitalisti) è stata ottenuta anche attraverso un controllo oculatissimo dei media (Televisione in primis) che ha reso possibile una omologazione e la relativa gestione dei bisogni e dei desideri in modo ancor più definitivo ed apparentemente indissolubile.
Comunque, in Europa qualcosa sta cominciando ad accadere. E’ notizia di qualche giorno fa l’attacco all’abitazione di Fred Goodwin in Scozia, (il banchiere che ha messo in ginocchio la Royal Bank of Scotland) e poi in Francia il sequestro di manager da parte di operai (leggi qui e qui).
Giorni dopo, sempre in Francia, il re del lusso Pinault viene bloccato e sequestrato per quasi un'ora da suoi operai che stanno per essere licenziati.
Forse inizia a scollarsi, almeno in Europa, quella saldatura citata da Galimberti. Forse le due volontà cominciamo a tornare a distinguersi. E si tenta di dare un volto all'entità anonima del Mercato... Il G20 a Londra fa purtroppo la prima vittima di questi atti che riscoprono la protesta dimenticata, la piazza, le manifestazioni creative (e ci sobbalza in mente il situazionismo che fu padre del movimento del ‘68). E in Italia? In Italia è stato molto bene alimentato nel corso degli ultimi due decenni l’odio razziale e la xenofobia da parte di forze politiche che son state abilissime a pescare nel torbido delle paure che, proprio grazie alla loro propaganda, si tramutavano velocemente in angosce. Queste forze politiche sono assolutamente funzionali al mantenimento della saldatura delle volontà di "servo" e "signore".
Il loro farsi bandiera della salvezza dell'italianità (o di una presunta Razza Padana), di "casa nostra", ha prodotto l’effetto di individuare gli attuali problemi della convivenza sociale originati da chi proviene dall’esterno e non può certo permettersi "di fare come se fossero a casa loro". Se allora un ragazzo di colore è sorpreso a rubare una scatola di biscotti in un negozio lo si rincorre per strada e lo si uccide a sbrangate.
Ad un manager che si arricchisce truffando migliaia o milioni di risparmiatori (magari affamandoli), invece, è ancora sufficiente il colore della pelle per salvarsi.
Tuttavia un primo piccolo caso di sequestro di manager si è verificato (l'altroieri) anche da noi, a Milano.
Chi vivrà vedrà, quello che è certo è che no, non è ancora “la stessa rabbia, la stessa primavera”.