Nel codice genetico di questo blog (del quale durante il mese scorso si sono anche indicati alcuni monomeri) è la profonda diffidenza verso chiunque (singolarmente, in gruppo o alla testa di gruppi) si presenti, più o meno pubblicamente, come "liberatore" dell'interiorità.
Questo blog è una estensione di una persona che non ha mai creduto in nessuna verità assoluta.
Qui abbiamo una sola, piccolissima, consapevolezza: non esistono tasche che possano contenere verità; la verità non è mai tabloid.
La discussione di qualche tempo fa, avvenuta proprio su queste pagine, con la giornalista francese Florence Canarelli dovrebbe essere stata ulteriormente esemplificativa della nostra visione del concetto di libertà (considerato estremamente collegato a quello di Arte; per cui qui non si concepisce l'"art for art's sake", l'arte per l'arte).
Nessuno è mai in grado di liberare nessuno (sempre nell'accezione più intima ed "interiore" del termine, ovviamente). Questa è sempre una faccenda assolutamente personale.
Qui si è solo, e sempre, esperito un tentativo: quello di una Riflessione sulle Riflessioni dei/nei media.
Per questo è stata usata la metafora dello Specchio che è, come ha affermato il filosofo Tomàs Maldonado, “il primigenio focolaio di infezione da cui scaturiranno i principali sistemi di rappresentazione”.
Ci siamo, pertanto, compiacentemente abbandonati al Gioco di Specchi del quale tutti noi, volenti o nolenti, siamo vittime/artefici. Cercando di essere il meno allodole possibile.
La Dimensione Onirica è parte della Realtà. E' anche per noi potenza e conseguente potenzialità.
L'abbiamo celebrata, più volte. Abbiamo concordato, citandole, con le parole di Umberto Galimberti secondo il quale senza l'ideazione e la proiezione futura "l’uomo sarebbe già scomparso in quella noia profonda e letale dove già stava scomparendo Dio, quando, come ci ricorda Kierkegaard, reagendo all’immenso vuoto che lo circondava, con un gesto di immaginazione, creò il mondo".
Sognare non è, non deve essere, solo e semplicemente una bella esperienza: è un'esperienza necessaria. E' eticamente un dovere per ogni uomo.
Ma sognare non è fuggire, rintanarsi, chiudere gli occhi per selezionare ciò che si vuole vedere da ciò che non si vuole vedere. Mai deve essere alienazione ed emarginazione dal sociale. Riconosciamo al Sogno una funzione fondamentalmente aumentazionista (pur non disdegnando e rifiutando preconcettualmente l'immersività: crediamo solo che questa vada praticata per fini esperienziali ulteriori e quindi delimitata temporalmente).
Essere in Second Life significa sia esistere (uscire da sé) che esserCI, abitare quel mondo con la nostra mente. Quindi quello che cambia è solamente la modalità della presenza.
Modalità che è occasione, possibilità e stimolo per una ri-lettura e ri-scrittura di noi stessi, dei nostri immaginari, dei nostri stessi Sogni. Del nostro Mondo.
Del Mondo, infine.
Come ho già scritto qui, anche per me si tratta certamente, quindi, di una fuga: quella da una modalità dell'essere verso altre. Questa è la "dichiarazione politica" sottesa alla mia esperienza in un mondo sintetico.
Quindi non posso che trovarmi totalmente d'accordo con Galimberti quando afferma "C’è solo da augurarsi che la promessa di una seconda vita virtuale non rimanga solo un’evasione, ma diventi spunto per una progressiva modificazione del reale, senza che un’anticipata rassegnazione lasci tutto irrimediabilmente così com’è. Sarebbe la fine della vicenda umana in quel che ha di più creativo e ideativo".
Totalmente d'accordo.
Se mi trovassi dinanzi Morpheus, come Neo, non avrei dubbi: pillola rossa (che è pure un bel colore, no?). Non sceglierei mai l'azzurra (no, di azzurro non ne voglio davvero sapere).
Ciò sarà dovuto forse alla quasi omonimia? :-)
Faccio parte di una generazione nata già post-comunista.
Ho vissuto il mio Settantasette, non il Sessantotto. Mai avuto tempo di credere in Marx e Lenin, quindi mai avuto a che fare con il Materialismo Storico, se non per meri motivi di studio. Tra tutte, per simpatia, sono stato più vicino, senza mai abbracciarle comunque, a forme ed ipotesi di discussione del Potere, in ogni sua forma. Ho sempre disdegnato le ideologie a favore delle Idee.
Per chi ha ben presente Matrix non può sussistere alcun dubbio che il benvenuto di Morpheus a Neo è un augurio di libertà.
Neo infatti è strappato alla sua condizione di schiavitù, ad un mondo assolutamente fasullo composto di controfigure: che ci è parso molto simile a quello che, nel titolo del post cui ci riferiamo, è stato definito, per l’appunto, SECOND MATRIX.
Second Matrix: quella Second Life ridotta a luogo di mera riproduzione della realtà; abitata, nonostante (anzi proprio per) i cartelli esposti, da burattini/zombie pronti a ripetere sempre i medesimi riti per programma e/o on demand.
Un mondo fatto di burattini manifestanti sotto la sede virtuale di un giornale e di celebrazioni epiche di questi “eventi” sui blog.
Un mondo che ci intristisce.
Profondamente.
Quindi quel benvenuto è stato proferito non come un saluto per un mero ritorno alla realtà contrapposta al sogno ma esattamente al contrario: un augurio di un ritorno alla libertà di un sogno che ci possa maggiormente appartenere, in forza di una maggiore consapevolezza (sempre maggiore).
Come possiamo arricchirci e godere dei nostri sogni se non sappiamo che stiamo sognando? Se non sappiamo più cosa è la realtà? “Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?" (Morpheus)
Ecco come leggere anche l'invito fatto a prestare un minimo di attenzione alla “non trasparenza delle interfacce culturali”.
Io come Neo non voglio stare più qui se questo qui è la “promessa di una seconda vita virtuale” che rimane “solo un’evasione”.
"Aspetta Neo. Ti prego fidati di me. Perché quello che c'è l'ha fuori già lo conosci. E' come quella strada. Sai esattamente dove porta. Ed io so che non è qui che tu vuoi stare" (Trinity a Neo)
Come ho cercato di spiegare qui e qui la vicenda relativa all'articolo di Bruno Ruffilli è stata un po' la cartina tornasole del grado di "maturità" degli "abitanti digitali" di SL, della loro capacità di rapportarsi in modo costruttivo con l'"esterno", con l'opinione pubblica.
Si è trattato, a mio parere, non semplicemente di una occasione persa ma, anche, e soprattutto, di un auto-danneggiamento collettivo, purtroppo guidato da alcune persone che hanno interessi economici più o meno attuali e più o meno importanti in SL. Aizzare demagogicamente la folla isterica degli avatar (Mexi Lane e Stex Auer), raccogliere 62 commenti (la maggior parte isterici) ad un post, organizzare ridicole (ed è un eufemismo) manifestazioni di protesta virtuale, celebrarne i risultati epicamente (Roberta Greenfield) ha riportato, purtroppo, indietro tutti noi nella considerazione che il mondo "non second life" ha di questo mondo sintetico e dei suoi abitanti.
Adesso dobbiamo rimboccarci le maniche e "ricostruire".
Speriamo che questa vicenda serva da lezione.
Anche se, a dire il vero, non scoppio di ottimismo.
E tutto questo mentre ci si accinge a celebrare, tra poco più di un mese, il Rinascimento Virtuale.
"So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà. Adesso appenderò il telefono e farò vedere a tutta questa gente, quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole e controlli, senza frontiere e confini. Un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo, dipenderà da voi e da loro". (Neo)