Dopo aver letto i post di Asian Lednev ed Arco Rosca (scritti entrambi a seguito del dibattito sviluppatosi dopo la pubblicazione dell'articolo di Bruno Ruffilli su La Stampa) crediamo sia necessario tentare di mettere un po' di ordine ed essere un po' più comprensibili anche dal generico utente del web che potrebbe, più o meno casualmente, trovarsi dinanzi queste dissertazioni.
La ormai prossima Mostra di Firenze dedicata ai mondi virtuali sarà intitolata 'Rinascimento Virtuale'' A Firenze: ''De Avatar Dignitate''
Parte integrante del titolo è, quindi, una parafrasi dell'opera considerata manifesto del Rinascimento italiano "Oratio De Hominis Dignitate" di Pico della Mirandola.
Il filosofo italiano del XV secolo affermò con assoluta fermezza il principio del Libero Arbitrio dell'uomo il quale, dal "centro del mondo", dove era stato posto dall' Architectus Dio, risultava essere l'unica creatura in possesso della speciale facoltà di determinare egli stesso il proprio destino.
Nell' orazione, dio si rivolge ad Adamo dicendogli di averlo collocato al centro del mondo affinchè egli potesse "così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo". E continuando gli spiega "Non ti ho fatto del tutto né celeste né terreno, né mortale, né immortale perché tu possa plasmarti, libero artefice di te stesso, conforme a quel modello che ti sembrerà migliore. Potrai degenerare sino alle cose inferiori, i bruti, e potrai rigenerarti, se vuoi, sino alle creature superne, alle divine".
Quindi ad ognuno di noi "è dato di poter avere ciò che desidera, ed essere ciò che vuole".
Fin qui non dovrebbero esserci problemi (sappiamo tutti che la moderna società dei consumi, i vecchi e i nuovi totalitarismi, le varie forme di controllo sociale, agiscono esattamente sulla modellizzazione dei nostri bisogni, delle nostre "visioni" e, conseguentemente, delle nostre volontà).
Quindi proseguiamo.
Asian Lednev, per illustrare la assoluta specificità e "modernità" (ma non eravamo oltre?) esperienziale di Second Life cita, come illustre esempio, l'epistola di Francesco Petrarca "L'ascesa al Monte Ventoso".
Nel 1336 il Petrarca, assieme al fratello Gherardo, scala il Monte Ventoso, in Provenza.
A seguito di quell'esperienza il poeta italiano scrive una memoria in cui descrive, metaforicamente, la sua stessa parabola esistenziale.
Quello che Asian dimentica di dire è che la scalata del Petrarca alla vetta del Ventoso è molto travagliata, sofferta, faticosa (solo Il fratello, accompagnato dalle certezze frutto della sua fede in dio, compie l'ascesa senza alcuna difficoltà) quindi ha pochissimi punti di contatto con una usuale passeggiata di un avatar in un mondo sintetico.
E', il suo, un continuo interrogarsi su se stesso, uno scandagliare le profondità della sua anima.
Nel post si concorda, poi, con l'affermazione che Il poeta “avrebbe trovato per primo la formula dell’esperienza di paesaggio nel senso proprio del termine: la contemplazione disinteressata da un’altura, del mondo aperto al suo sguardo” dimenticandosi ancora di dire che il Petrarca, finalmente giunto sulla sommità (la salvezza), attanagliato da profondi dubbi, apre a caso il libro che portava sempre con sé ("Le Confessioni" di Sant'Agostino) e legge la seguente frase:
"E vanno gli uomini a contemplare le cime dei monti, i vasti flutti del mare, le ampie correnti dei fiumi l’immensità dell’oceano, il corso degli astri e trascurano se stessi”
Esattamente il contrario, perciò, di una contemplazione disinteressata da un'altura del mondo aperto al suo sguardo. Altro che esperienza di paesaggio!
Francesco Petrarca si rende conto che, dando troppa importanza ai paesaggi, commettiamo un errore madornale, quello di dimenticarci di noi stessi. E siamo al punto. Sempre il medesimo. Ma sono costretto ad essere noioso, chiedo venia.
La dignità. E' il nocciolo della questione.
Come ha affermato Pico della Mirandola, la dignità dell'essere umano deriva dal Libero Arbitrio cioè dalla possibilità che ognuno di noi ha di scegliere chi vuole essere.
Possiamo decidere di dimenticarci di noi stessi e fare mere esperienze di paesaggio come possiamo cercare di tenerci in mente.
Possiamo decidere di indignarci per un banale articolo di un giornale e non per una guerra. Ma non possiamo certo illuderci di conquistare una "dignità di avatar" svincolata da quella dell' essere umano che lo usa come interfaccia.
Pare che si sia, troppo spesso, portati a dimenticare che l'avatar è semplicemente un'interfaccia relazionale, comunicazionale ed esperienziale che un essere umano ha a disposizione in un social network bi o tri-dimensionale che sia.
Pare che non si voglia proprio capire che la "de avatar dignitate" non può non passare per la "de hominis dignitate". Sono mesi che lo ripetiamo nel vuoto più assoluto.
Solo Giovanni Boccia Artieri ha concordato esplicitamente con noi, finora (anche Giovanni Boccia Artieri afferma che "Il problema semmai è capire se e come nei blog, nei social network e in SecondLife si può costruire un’opinione pubblica capace di interagire con politica, economia, ecc.").
Ma continueremo a ripeterlo: perchè Second Life non è (non deve esserlo) essenzialmente un vacuo videogioco per adulti.
Riteniamo non sia molto edificante strillare come dei bambini ai quali è stato detto che il loro giocattolo (soldatini o bambole a seconda dei casi) non è poi così meraviglioso.
Ed è questo lo spettacolo che è stato offerto all' opinione pubblica in occasione del citato articolo de La Stampa.
I post di Asian Lednev ed Arco Rosca, con i quali, anche se in modo molto parziale e limitatamente ad alcuni punti specifici, mi potrei trovare d'accordo, a mio parere presentano un grave handicap: quello di accentuare quel digital divide (comunicazionale, questa volta) che già separa i Mondi Virtuali dalla gente, dal mondo reale.
La loro lettura, infatti, tende all'esclusione di tutti quelli che non conoscono, ad esempio, Jean Marie Besse, Elisée Reclus o locuzioni latine come "intramoenia".
Tutto ciò ha sempre ed inevitabilmente a che fare con il concetto (anche questo espresso purtroppo già più volte) di "comunicazione responsabile" (salvo che si sia deciso di scrivere solo per una elite ristretta ed inevitabilmente auto-referenziale: ma allora perchè non scegliere di usare il mezzo molto più efficace della posta elettronica?).