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Bollettini di Resistenza Creativa dalla Seconda Repubblica di Weimar già Repubblica Italiana
Gazzetta Ufficiale del Popolo della Schiavitù

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martedì, 28 luglio 2009

Il Popolo della Schiavitù

lunedì, 27 luglio 2009

FONDATO IL "COMITATO PAOLOCIMANCHI"

FINALMENTE FONDATO
IL
"COMITATO PAOLOCIMANCHI"

PERCHE' PAOLO CI MANCA?


"Ancora una volta gli sconfitti dalla storia si ritrovano al Governo riempiendo altre piazze simili a quelle che venivano riempite 80 anni fa, piazze che si frappongono tra noi ed una vera Dittatura, tra noi ed una vera Ingiustizia (che deve essere finalmente per tutti), tra noi ed una vera Schiavitù " (tratto da "l'Italia che ho nel bassoventre " di Paolo Palmacci)

Bisogna al più presto strappare questo paese dalle mani di gente ipocrita, finti politici che attraverso l'esercizio del potere, nascondono la loro vera identità, che altro non è se non quella di "banditi in cravatta".

Bisogna staccarsi da persone che basano i loro programmi politici sul ricordo del passato, tendendo alla creazione di una società omologata e omologante.
La storia ci insegna a non prendere esempio da essa: il Popolo della Schiavitù è l'unico partito che parla, guarda e difende il futuro di tutti noi sulle basi del Totalitarismo e della Schiavitù (non solo sessuale)
." ((Testo translato dalla NEOLINGUA di http://www.silviocimanchi.it/)
giovedì, 23 luglio 2009

Ho Fatto gli Italiani. Ora si Tratta di Disfare l'Italia

«Abbiamo fatto l'Italia. Ora si tratta di fare gli Italiani»
(Massimo d'Azeglio, "I Miei Ricordi" 1867)

DisfareIdeazione ed Aleborazione grafica: Paolo Palmacci

Il Times: "Berlusconi come Mao"

postato da: SusySpecchi alle ore 15:26 | link | commenti | commenti
categorie: berlusconi, mao , escort, times, patrizia daddario, massimo dazeglio
lunedì, 20 luglio 2009

Ennesimo complotto ai danni del nostro Premier

ER(Ideazione ed elaborazione grafica: Paolo Palmacci)

Ennesimo complotto ai danni del nostro Premier:
questa volta ordito dalle famigerate
ESCORT ROSSE
domenica, 19 luglio 2009

Con Paolo, Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter e Claudio

“Domenica 19 luglio 1992, dopo lunghe settimane di duro e ininterrotto lavoro, Borsellino decide di concedersi finalmente una pausa, il programma l’ha già stilato, mattinata a Villagrazia (la sua casa sul mare) e nel primo pomeriggio vuole accompagnare la madre dal dottore.
Sono le 16.30 quando decide di andare, un rapido saluto e poi svelto sulla croma blindata.
Con lui ci sono i sei uomini di scorta: Emanuela Loi, 24 anni, Walter Cusina, 31 anni, Claudio Traina, 27 anni, Vincenzo Li Muli 22 anni, Antonio Vullo 32 anni e Agostino Catalano, 43 anni, caposcorta.
Il corteo di auto si mette in marcia verso Palermo, verso il crudele destino che li attende.
Scorrono veloci sull’autostrada Palermo-Punta Raisi appena ricostruita, sulla destra un tratto dipinto di rosso ricorda il massacro del 23 maggio di Giovanne Falcone.
Arrivano alle porte di Palermo, un rapido zig-zag nel traffico, per le vie della città, fino in via D’Amelio.
Le auto si fermano, scendono il procuratore e gli uomini di scorta, ma le armi spianate non servono, perché dopo aver suonato il citofono della madre, una terribile esplosione di un’auto bomba, parcheggiata a pochi passi, li spazza via.”

postato da: SusySpecchi alle ore 17:17 | link | commenti | commenti
categorie: borsellino, damelio
domenica, 19 luglio 2009

La Menzogna Istituzionale

Il modello di democrazia autoritaria tende a raccontarsi in modo dissimile dal vero ed è a questo punto che la menzogna istituzionale diventa strumento primario di potere, deforma la realtà, indebolisce i poteri di garanzia, esercita la sua crescente influenza sui mezzi di informazione, dispensa favori e privilegi, viola diritti, narcotizza la pubblica opinione.

La morale viene messa in soffitta, il teatro-spettacolo sostituisce la politica.

Noi stiamo vivendo questa fase.

Ad una tale deriva occorre resistere cercando di costruire il futuro.
(E. Scalfari, La Repubblica 19.07.2009)

Domanda (clicca qui per video): Mangano è più o meno un pesce pilota, non so come si dice, un’avanguardia?

Paolo Borsellino: «Sì, le posso dire che era uno di quei personaggi che, ecco, erano i ponti, le "teste di ponte" dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia (...)"
(Ultima intervista a Paolo Borsellino 21.05.1992)

In questo contesto arriva la quasi santificazione di Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore condannato nel 2000 all'ergastolo per associazione mafiosa. "Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo - afferma Dell'Utri - è morto per causa mia. Era malato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. A modo suo è un eroe".

Non finisce qui. Noto bibliofilo, collezionista di testi rari nonchè con velleità pedagogiche (Dell'Utri ha ideato una sorta di scuola di politica per i giovani), il senatore aggiunge anche che "se eletto farà di tutto per avviare la revisione dei libri di storia", a cominciare dal periodo della Resistenza.
(La Repubblica 08.04.2008)

Silvio Berlusconi (clicca qui per video)
: "Per quanto riguarda Mangano che non era uno stalliere era il fattore che avemmo ad Arcore con tutta la sua famiglia, madre, moglie e due figli che lui accompagnava all'asilo tutte le mattine insieme ai miei bambini, era una persona che con noi si è comportata benissimo, poi ha avuto delle disavventure nella vita che lo hanno messo un po' in mano ad una organizzazione criminale, lui eroicamente, sono d'accordo con Dell'Utri, pur essendo così malato, non inventò mai nessuna cosa contro di me e lo lasciarono andare a casa il giorno prima della sua morte, stava morendo in carcere, bene quindi dice Dell'Utri nel considerare eroico un comportamento di questo genere"
(Intervista rilasciata a "28 MINUTI", trasmissione di RadioDue, del 9 aprile 2008)
postato da: SusySpecchi alle ore 16:27 | link | commenti | commenti
categorie: , berlusconi, dellutri, borsellino, mangano
venerdì, 17 luglio 2009

For A Living Party

PDFIdeazione e elaborazione grafica: Paolo Palmacci

La missione del PD è costruire un' Italia in cui la Sinistra possa vivere in armonia con l'opposizione.
E’ un sogno ambizioso: che cosa significa in concreto? In quali azioni si traduce?
La crescita economica, materiale, quantitativa dello Stato Aziendale ha un costo per la democrazia e per ciascuno di noi: le sue attività hanno superato i limiti di indignazione della nostra capacità di indignarci.

E’ come se ciascuno di noi, al momento della nascita, ricevesse in dono una quota di  un po’ di sani principi libertari, di umanità, di concezioni ugualitarie e democratiche.
Questa quota si impoverisce sempre più, diminuisce sempre più. Se vogliamo un futuro dobbiamo invece custodirla, averne cura: ridurre il nostro peso sulle risorse democratiche, alleggerire la nostra “impronta” sull'opposizione.

Ma da che dipende il “consumo di opposizione”? Chi ne è responsabile? Come possiamo rimediare?

Il programma di lavoro del PD tenta di dare una soluzione a queste domande, per tracciare un cambiamento di rotta verso la sostenibilità totalitaristica.
Il nostro futuro dipenderà da accordi globali che stabiliranno le quote di destra sostenibili:  importanti saranno dunque le scelte dei governi e delle istituzioni.

Ma anche tu puoi essere protagonista del cambiamento.
Tu puoi scegliere di agire oppure di non agire: tra queste due strade si gioca il tuo futuro e quello delle specie animali e vegetali di opposizione che vivono insieme a te su questo pianeta.
postato da: SusySpecchi alle ore 12:59 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: razzismo, berlusconi, bersani, wwf , estinzione, opposizione, partito democratico, pd , pdl
mercoledì, 15 luglio 2009

Internet Non Serve All'Umanità Ma Mediaset Si

postato da: SusySpecchi alle ore 07:41 | link | commenti | commenti
categorie: protesta, bavaglio, 14 luglio, ddl alfano, sciopero blogger, rettifica censura
martedì, 14 luglio 2009

OGGI SCIOPERO CONTRO IL DDL ALFANO

SCARICAILLOGOEPUBBLICALO"Adesione all'appello di
Diritto alla Rete
contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana".
NoBavaglio
postato da: SusySpecchi alle ore 07:22 | link | commenti | commenti
categorie: censura, ddl alfano, censura internet, diritto alla rete, obbligo di rettifica, sciopero dei blog
lunedì, 13 luglio 2009

Chiudo il gruppo per Debora Serracchiani su Facebook

Il 23 marzo scorso (due giorni dopo il famoso discorso tenuto dalla Serracchiani all'Assemblea Nazionale dei Circoli del Partito Democratico), fondai, in Facebook, il gruppo


con la speranza (espressa fortemente già nel titolo/slogan)  che lei rappresentasse quel "nuovo che avanza", quel leader che tutti abbiamo sentito immediatamente vicino e l'occasione, quindi, della rinascita di un partito che davvero potesse finalmente, per il suo tramite, essere interprete del sentire profondo della sua base.


Debora Serracchiani il 1 luglio scorso ha espresso pubblicamente (in una intervista rilasciata a "La Repubblica" e con una successiva nota su Facebook) la rinuncia a qualsiasi ipotesi di una sua candidatura a Segretario del Partito Democratico dichiarando, nel contempo,  il suo appoggio al candidato Dario Franceschini.

Le motivazioni espresse dalla Serracchiani (sia quelle nell'intervista che nella nota pubblicata su Facebook), come spiegazione dellla sua scelta, non mi convincono affatto per i seguenti motivi:

1) In un epoca di personalizzazione della politica (fenomeno che non riguarda solo l'Italia ma tutto il mondo occidentale e non da oggi, compllice anche il mezzo televisivo) ritengo sia utopistico affermare, come lei fa, che non dobbiamo "aspettare o sperare nel leader salvifico o “semplicemente nuovo” che guidi il PD. No, noi ora abbiamo bisogno di un lavoro collettivo, di medio e lungo periodo (...)".
Il lavoro di qualsiasi squadra ha bisogno di un finalizzatore: lei stessa, in quel famoso discorso ail'Assemblea Nazionale dei Circoli, denunciò la mancanza di "leadership intesa come Il mezzo per una linea politica di sintesi" come uno dei mali più gravi tra quelli che affliggono il Partito Democratico.
Solo un vero leader può avere in dote questa capacità di essere il "sintetizzatore finale".
Mettere l'accento sul concetto di squadra dimenticandosi quello di leadership è semplicemente autolesionistico allo stato attuale della situazione politica italiana.

2) Debora Serracchiani, nella medesima nota, ha dichiarato che noi "ora abbiamo bisogno di un lavoro collettivo, di medio e lungo periodo".
Il problema consiste in cosa e quanto sarà rimasto, dopo questo periodo medio-lungo di cui avremmo bisogno, della democrazia nel nostro paese che, quotidianamente, è fatta a pezzi a colpi di decreti legge e voti di fiducia da parte di una maggioranza che (se qualcuno avesse avuto dei dubbi) sta dimostrando tutta la sua anima illiberale e antidemocratica.

3) Il Partito Democratico è un partito vecchio, diretto da una elite che gestisce le briciole di potere che avanzano e che aspetta semplicemente che il berlusconismo si consumi da sé. E' così da 15 anni.
Io credevo (anzi sognavo, per dirlo in modo più corretto) che Debora Serracchiani potesse essere l'occasione che tutti aspettavamo da tempo immemore per una rinascita della sinistra e del suo partito più importante.

4) Debora Serracchiani sa quanto deve la sua recente vittoria elettorale a tutti quelli che, come me, l'hanno promossa nella Rete (in facebook e nei blog). Alla forza della Rete, altresì, pare che stia preferendo quella di una parte dell'apparato del partito: ha deciso di dare il suo appoggio a Dario Franceschini che a sua volta sta, a quanto sembra, per essere appoggiato da Rutelli (proprio quell Rutelli a cui lei aveva dato come voto 5 nell'intervista rilasciata a Daria Bignardi nella trasmissione "L'Era Glaciale" di LA7).

5) Avrei preferito decisamente che, nel momento  in cui ha deciso di non candidarsi (decisione umanamente comprensibile e non mi sfugge quanto lei scrive nella citata nota cioè "La responsabilità di cui mi avete fatto carico è veramente grande"), avesse anche fatto una scelta probabilmente più coerente: quella di rimanere fuori dalle dinamiche di potere interne al PD che ora l'hanno ridotta ad appoggiare una "corrente" contro un'altra: esattamente quello che lei aveva dichiarato di detestare e di non voler praticare.

6) Debora Serracchiani ha scelto arrivando (addirittura) ad affermare di aver "fatto la scelta più coraggiosa, che secondo alcuni potrebbe mettere a rischio anche la mia stessa sopravvivenza politica".
No cara Debora, non prendiamoci in giro: hai fatto la scelta  assolutamente meno coraggiosa e più rassicurante per te e per l'apparato del Partito Democratico.


A seguito delle sue dichiarazioni di non presentarsi candidata a Segretario per "unire e per non dividere ancora", e per le ragioni di cui sopra, è evidente che i motivi per i quali fondai questo gruppo vengono a decadere assieme alle speranze di un indispensabilmente immediato rinnovamento del Partito Democratico.

P.S.: Questa mia decisione è stata definita dopo aver informato delle mie intenzioni gli aderenti (che superavano in numero il migliaio) ed averli invitati ad esprimere la loro opinione in merito.
Il feedback ottenuto ha confermato il mio sentire come largamente diffuso all'interno del gruppo.

Paolo 'Neupaul' Palmacci


Gruppo Debora


sabato, 11 luglio 2009

E Io Ci Sto


Mi alzo al mattino con una nuova illusione,
prendo il 109 per la Rivoluzione,
postato da: SusySpecchi alle ore 19:37 | link | commenti | commenti
categorie: rino gaetano
venerdì, 10 luglio 2009

Democrazia a rischio

Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.

Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?

Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi).

E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe.

Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure?

Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese.

Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente.

Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto.

(Umberto Eco)
postato da: SusySpecchi alle ore 21:49 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: umberto eco, democrazia a rischio, berlusconi libertà di stampa
giovedì, 09 luglio 2009

Unificazione = Falsificazione

postato da: SusySpecchi alle ore 19:28 | link | commenti | commenti
categorie: mafia, unificazione, razzismo, lega, migrazione, salvini, nuovi briganti
martedì, 07 luglio 2009

Questi sono i nostri rappresentanti

postato da: SusySpecchi alle ore 15:04 | link | commenti | commenti
categorie: napoli, razzismo, lega, salvini

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